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Per Pezzetta quel giorno era un giorno. Doveva pulire molte cose, molti luoghi e perfino avrebbe pulito un po’ i cassetti del suo povero cuore se avesse potuto, ma i rimedi che lei sapeva usare a meraviglia riguardavano solo le cose materiali. Sentiva che lo sporco che era intorno a lei, sopra di lei e sotto di lei doveva pur avere un equivalente nascosto nel cuore di ogni essere, ma non ne conosceva i segreti.
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Si era alzato quella mattina, come tutte le mattine. Appena giù dal letto fece cinquanta flessioni cinquanta, e centoventi addominali. E non sono uno scherzo. La televisione era accesa e come sempre il canale era quello delle news ventiquattro ore su ventiquattro ore. Le otto del mattino. Ci teneva ad essere efficiente fin da subito, ci teneva ad essere informato su ogni cosa, anche se poi non serviva a niente, ma non si sa mai.
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Sono quarantasei anni che scendo giù in strada e di cose ne ho viste. Ma quelle che vedevo erano vive. Quelle che vivevo erano vere. Nell’acqua mi sono perso, solo per poco.
E’ un po’ di tempo che non prendevo il treno. Vivo le mie notti sopra il mio letto e i miei giorni tra l’ufficio e la macchina. Una specie di monade istituzionalizzata.
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Tommy Love era sdraiato, ben vestito. Le scarpe lucide e il viso tirato bene bene. I capelli a dire il vero erano pochi su quella bella testa lucida, bianchissimi e però ben pettinati. La sua temperatura corporea era appena al limite del freddo freddo. Proprio un bel cadavere, non c’era niente da dire. La camera ardente era stata preparata con gusto e amorevole dedizione. Grandi tende gialle facevano filtrare la luce del giorno che armoniosa inondava la stanza di un chiarore tenue e avvolgente, caldo e rassicurante, sembrava quasi che fosse estate là dentro.
(continua) |